Va molto di moda, negli ultimi tempi, l’idea di un nuovo bipolarismo che opponga forze populiste e forze, diciamo così, di sistema: da una parte tutti i demagoghi, dalla parte opposta quanti hanno a cuore lo Stato, l’Europa e le buone maniere. Tutti insieme appassionatamente, da una parte e dall’ altra. A me sembra che un simile schema possa risultare infine un’autostrada per i populisti. Chiamare l’elettorato a un referendum tra la classe dirigente pensosa e responsabile e l’opposto fronte della protesta rischia di essere il modo migliore, ancorché involontario, per spianare la strada agli alfieri del malumore. I populisti non chiedono nulla di meglio che aver contro una santa alleanza di tutta la nomenklatura. Servirebbe, semmai, ricostruire i partiti. Dotare la politica di idee, di contenuti, di presenze. E offrire agli elettori ciascuno il contributo delle proprie proposte. Non un’ammucchiata di oligarchi. Ma un insieme di progetti intorno ai quali intessere una trama di consuetudini che da troppo tempo è venuta meno.

MF