Sono in tanti, in questi giorni, a dare consigli al Pd e non vorrei aggiungermi con troppo zelo alla lista dei suggeritori. Tuttavia quel partito vive una duplice condizione: ha perso, ed è decisivo. Non sarà l’anima del prossimo governo. Ma senza, non ci sarà nessun governo. Semmai le elezioni in tempo reale, con tutto quello che ne può discendere.

Per questo dovranno decidere in pochi giorni il loro destino. I giornali si affannano stancamente a fare l’elenco dei potenziali leader. Ma di qui al giorno in cui quel nodo si scioglierà, quel partito dovrà aver risolto il suo enigma. Se essere un fattore di governabilità o, all’opposto, un involontario elemento di disordine.

La parola d’ordine di queste ore -all’opposizione, all’opposizione!- esprime un desiderio, quasi un’invocazione di quiete. Ma poiché la loro quiete coincide con la più profonda inquietudine del sistema politico e istituzionale, è improbabile che possa essere confermata a lungo.

Si attende il contrordine. Sarebbe a dire, l’ordine naturale e inesorabile della politica italiana.

MF