“Centristi per l’Europa”, chissà cosa diavolo vorrà mai dire. Che ci si vuol porre al centro dell’unione, a cavallo tra Bruxelles e Strasburgo ? Che si pensa di fondare un nuovo gruppo al Parlamento europeo, così da modificarne gli equilibri ? Oppure che è stato tale il successo nelle contrade italiane da suggerire una massiccia esportazione del proprio prodotto ?
Sta di fatto che prima ci sono stati i “centristi per il sì”, gratificati dal poderoso apporto fornito al disegno renziano nel recente referendum costituzionale. Poi i “centristi per l’Italia”, durati si e no una decina di giorni. Ora i “centristi per l’Europa”. Domani, forse, si spera, ci conforteranno i “centristi globali”, con prospettiva l’occupazione del palazzo newyorkese delle Nazioni Unite.
Naturalmente è sempre doveroso far gli auguri a un partito che nasce. Tanto più quando annuncia di non voler essere “l’ennesimo partitino”. Non ci sottrarremo. Ci resta però il dubbio che in questo caso la furbizia italiana sia più forte della nobile vocazione europea.