Berlusconi e Prodi che si assomigliano, si rincorrono, fanno eco l’uno all’altro dalle pagine della Stampa di oggi sono la nemesi della Seconda Repubblica. Tutti e due che disapprovano Trump, tutti e due che strizzano l’occhio a Putin, tutti e due che apprezzano Gentiloni – e nessuno dei due che sembra rimpiangere Renzi. Dicono molte cose di buonsenso, condivisibili, Berlusconi e Prodi. E non si può che apprezzare quel tratto sereno e distaccato che affiora dalle loro interviste parallele. Ma appunto qui sorge la domanda. Aveva senso, in tutti questi anni, enfatizzare una contrapposizione che le parole di oggi mostrano nella sua artificiosità ? Era così autentica quella sfida tra polo e ulivo, vissuta a quel tempo come una sorta di moderna Armageddon? Non sarebbe stato meglio derubricare quella sfida e spingere i suoi duellanti verso esiti  meno laceranti di quelli che la loro stessa retorica, un po’ partigiana, ha prodotto e largamente diffuso ? Domande irriverenti, che nascono dal mio apprezzamento per lo spirito delle loro parole di oggi.