Dunque, Bersani intende ragionare con Grillo. Arpionarlo. Ammansirlo. Addomesticarlo. Piuttosto che usare la destra contro Grillo, secondo il canone della grande coalizione, usare il populismo grillino come argine contro il rischio che vinca “una robaccia di destra”.
Una larga intesa (con Berlusconi) da archiviare.  E un’intesa ancora più larga (con Grillo) da mettere in cantiere.
Il ragionamento di Bersani contiene, secondo me, una ragione e un torto.
La ragione sta nel fatto che questa idea di mettere insieme tutti, alla rinfusa, nel segno del “sistema” pur di fare argine alla marea del populismo, è un’idea che non funziona. Allestire una sorta di “santa alleanza” tra i potenti per rintuzzare la rabbia popolare non garantisce affatto la tenuta del sistema. Anzi. Paradossalmente, è proprio questa la strada che ci può portare ancora più velocemente verso l’esito da cui ci si vorrebbe mettere al riparo.
Ma il torto sta nel fatto che il populismo non è una cosa che si possa metabolizzare. Introiettarne una parte, quella delle sue buone intenzioni, ed espungerne un’altra, quella dei suoi esiti nefasti, finisce per essere un esercizio di ambiguità -uno di quelli che si finiscono col pagare carissimi. A suo modo ci ha già provato Renzi, con gli esiti che stiamo ancora vedendo. Se ora tocca a Bersani accarezzare l’animale populista per il verso del pelo, temo che il risultato non sarà migliore.
Una ragione e un torto, si diceva. Ma il torto purtroppo in questo caso pesa molto più della ragione.
MF