Con molta gentilezza gli amici dell’Udc mi hanno invitato ieri ad assistere ai lavori del loro consiglio nazionale. Ho ascoltato con interesse e curiosità le parole di Ciriaco De Mita che conserva in sé la saggezza e la passione dei grandi vecchi democristiani. (Mi sono sempre chiesto perché mai, avendo in casa De Mita, i dirigenti dell’Udc abbiano a suo tempo intestato il simbolo del partito a Casini -che non è propriamente La Pira, o Andreatta, e neppure Gaspari. Chissà perché).
Poi però, è calato il silenzio. Un dibattito terra terra, senza idee, senza slancio. Un pò desolante, a dirla tutta.
Continuo a chiedermi perché questo pulviscolo di partitini giochino la carta della conservazione di sé quando finalmente si potrebbe aprire uno scenario più propizio alle ragioni che furono, e sono, proprie dei democratici cristiani.
Il vento della storia, forse per la prima volta dopo tanti anni, sta tornando ad essere propizio. Ma è un vento che alza anche l’asticella dei doveri e delle responsabilità di quanti vorrebbero intercettarlo e magari trarne un beneficio politico. Sono aumentate le chances per quanti si richiamano alla tradizione democristiana. Ma dovrebbero aumentare almeno altrettanto la fantasia e la generosità che vi sono connesse. Quel vento sarà favorevole solo a quanti lo sapranno interpretare come un’occasione e non come una rendita.
MF