Si chiama “concession speech”. E’ quel rito della democrazia americana con cui gli sconfitti riconoscono al vincitore il risultato (e i suoi meriti). Ora, io di Renzi sono un critico piuttosto blando, e per giunta non sto dentro la contesa. Ma mi pare giusto dargli atto del traguardo che ha tagliato ieri.
E’ stato un verdetto superiore alle attese -credo perfino alle sue. Ed è il segno che sotto la bandiere del Pd si raduna un cospicuo esercito armato di una forte convinzione democratica. Un patrimonio che servirà di qui a non molto, quando gli elettori saranno chiamati alle urne.
Dato a Renzi quel che è di Renzi, occorrerebbe però che il sullodato restituisse a sua volta qualcosa. E che riconoscesse finalmente come il suo schema di gioco abbia rivelato un grande punto di debolezza. Infatti, la sua attitudine ad affrontare i populisti cercando di rubare loro argomenti, stilemi e parole d’ordine ha sortito finora l’effetto di avvalorarli. Come dimostra, au contraire, la strategia adottata da Macron.
Se davvero intende cambiare qualcosa di sé, forse dovrebbe proprio cominciare da qui.

MF