E’ una guerra civile fredda, quella di questi giorni. Dichiarata da alcuni, subita da altri. Due Italie incompatibili, che non riescono a convivere e che si troveranno di qui a poco a contendersi l’anima degli elettori in una sfida che non contempla vie di mezzo.

E già questo basterebbe a dar conto dell’angoscia che attraversa tante persone in queste ore.

Se si tratta di scegliere al bivio tra le regole e il sopruso, tra l’Europa e il sovranismo, tra l’equilibrio dei poteri e la baldanza degli sfidanti, gente come noi non può avere un’oncia di dubbio. Si sta dalla parte di Mattarella, ultimo depositario di una civiltà politica e istituzionale a cui questo paese deve i suoi anni migliori e la sua sola prospettiva di salvezza.

Ma se dovrà essere, di qui all’autunno, solo campagna elettorale -gentiluomini contro briganti, a dirla in modo un po’ sbrigativo- occorrerà anche saperla fare. Non chiudersi in un recinto troppo angusto, ma riuscire ad essere aperti, inclusivi, lungimiranti. Noi non siamo il “palazzo” sotto assedio. Siamo una parte larga e varia del popolo italiano. Quella parte che ha sempre avuto più a cuore la sua unità e coesione.

MF