Molti democristiani, non proprio recentissimi, si apprestano giulivi a reggere la coda del frac (elettorale) di Berlusconi. Qualche altro sta facendo altrettanto dalle parti di Renzi. Qualche altro ancora allo stesso modo si dedica a Pisapia. E magari arriverà qualcuno anche a casa Bersani.

Tutte scelte legittime, e tutte discutibili. Diversamente discutibili, diciamo così. Quello che colpisce però in questo continuo salire e scendere le scale degli altri è che la somma di tutti questi frammenti, ove mai confluissero nello stesso alveo, farebbero una discreta forza elettorale. Periodo ipotetico di terzo grado, come si diceva a scuola.

Il punto è che la sinistra sta cercando come può di ridarsi un profilo e un’identità. Il centro invece si sparpaglia di qua e di là. Una volta si diceva che nella politica italiana era scomparsa la Dc ma erano in grande spolvero i democristiani. Forse è il caso di rovesciare l’argomento. C’è ancora una certa invocazione dello spirito democristiano, di quella antica capacità di tessitura. Mentre i democristiani a denominazione d’origine controllata si sono dileguati.

MF