Non si può che provare rispetto per chi si dimette, oppure si defila, oppure rinuncia a candidarsi. Che si tratti di Di Battista, di Alfano, di Pisapia, di chiunque altro (prevedo che la lista si allungherà nei prossimi giorni). Quasi sempre sono gesti convinti e magari anche sofferti, e dunque meritano commenti improntati a un minimo di riguardo.

E però, se il farsi da parte diventa così trendy, viene il dubbio che dietro queste rinunce ci sia anche -anche- un ragionevole calcolo di convenienze. Già, perché sta diventando quasi una moda, e un vantaggio, il poter dire: io non c’entro, e dunque non prendetevela con me per tutto quello che non va, che non vi piace, che non vi convince.

Naturalmente, ognuno dei casi di cui sopra fa storia a sé, e mescolarli sarebbe improprio. Semmai, si può avvertire che quando i casi si moltiplicano è il segno di qualcosa che sta maturando nel nostro costume politico. Qualcosa che riguarda il sistema nel suo complesso.

Il passo indietro dei singoli può essere di volta in volta apprezzato. E’ il passo in avanti della politica che ancora non si vede.

MF