Si fatica a vedere traccia di una strategia verso i grillini.
Da un lato c’è la paura. Comprensibile, giustificata. Ma quasi mai la migliore consigliera politica. E’ la paura che spinge a evocare grandi coalizioni, ammucchiate, convergenze improbabili prima del tempo. E’ ovvio che se la classe dirigente si chiude a riccio annullando le sue differenze solo e soltanto per sbarrare il passo a Grillo, in realtà gli facilita di molto il compito.
Dall’altro c’è la gentilezza -chiamiamola così. Un eccesso di compiacenza che evita domande imbarazzanti, indagini scrupolose, approfondimenti critici e quel tanto di trattamento ruvido e severo che solitamente dovrebbe accompagnare l’incedere di nuove formazioni politiche (se non altro per saggiarne la capacità di crescita).
In questi giorni abbiamo visto molti esempi di paura e di eccessiva gentilezza. Anche tra persone di merito e di valore. Chi teorizza l’union sacrée di tutte le forze di sistema. E chi si fa incantare dall’ultimo Di Maio, in lotta contro il lavoro domenicale. Eppure, tra demonizzare i grillini e accarezzarli, forse andrebbe trovata una ragionevole via di mezzo.

MF