Evocata a parole da Matteo Renzi, plastificata nei gesti di Paolo Gentiloni, l’idea della “forza tranquilla” è tornata al centro di questa lunga vigilia elettorale. Negli anni settanta quella parola d’ordine fu il claim della campagna presidenziale francese di Mitterrand. Qualche anno prima i democristiani l’avevano recitata a modo loro, parlando di “progresso senza avventure”.
E’ curioso che l’argomento riprenda vigore nel bel mezzo di una contesa politica che sembra invece ansiosa, un po’ da tutte le parti, di dar fuoco alle polveri. O forse invece si tratta appunto di un contrappeso. Quanto più da una parte si radicalizza, tanto più da qualche altra parte si cerca di ricucire.
L’intenzione, insomma, è buona. Tanto più per chi come noi ha orrore di un confronto pubblico capace solo di reciproche scudisciate. A un patto, però. Che lo slogan di Seguela venga interpretato secondo le sue implicite priorità. Dando cioè in questo caso all’aggettivo il ruolo portante e al sostantivo un significato quasi ancillare. E’ la tranquillità che genera la forza, non il contrario.
Se saremo capaci di essere tranquilli, forse scopriremo di poter essere anche forti.

MF