Il voto francese somiglia molto a un referendum sulla paura. Dopo l’ultimo attentato di Parigi molti scommettono sull’inflazione del voto lepenista -anche se i sondaggi al riguardo sono più prudenti. E domenica sera conteremo i voti dell’estrema destra per capire appunto quanta breccia abbia fatto il radicalismo islamico nelle contrade europee.
Ora, può suonare un po’ provinciale il tifo che dai nostri tinelli di casa facciamo per le presidenziali di un altro paese. Ma è la regola della globalizzazione. Dunque, è inevitabile che l’indomani si finirà per analizzare il voto d’oltralpe come la metafora più accreditata dei nostri stessi destini. Non a caso, Salvini ha fatto del suo meglio per somigliare a Marine Le Pen, e Renzi ha richiamato tutte le possibili affinità con Emmanuel Macron. E via copiando ed imitando.
Staremo a vedere. Di qua dalle Alpi, il nostro auspicio è quello di un voto libero, convinto, razionale. Non troppo segnato dalla paura, per l’appunto. Per Shakespeare (Enrico IV), la paura era parte del coraggio. Per i francesi, speriamo sia l’opposto.

MF