“Non dire gatto se non è nel sacco”. È forse questo il detto che risuona in queste ore nell’orecchio di Matteo Renzi. Tutto sembrava andare in maniera spedita, verso una legge elettorale capace di rendere controllabile la composizione del futuro Parlamento e verso uno scioglimento anticipato delle Camere in tempi rapidissimi. Così non è stato, perché in politica c’è poco o nulla di scontato. Certo, credere che un patto simile potesse reggere è stato un puro esercizio di ingenuità. Almeno due ragioni di fondo facevano dei 5 stelle il peggiore degli interlocutori: 1) il “sacro blog” che cambia le regole con la stessa celerità della lancetta dei secondi; 2) l’oggettiva difficoltà per loro a sottoscrivere un patto per il controllo del futuro Parlamento insieme ai partiti “tradizionali”. Per poi non parlare dei problemi – non nuovi – alla sinistra del pd e – nuovi – alla destra. Un percorso ad ostacoli facilmente prevedibile. L’aver sottovalutato tali rischi potrebbe imporre un prezzo molto alto da pagare. Del resto, la roulette sembra essere un gioco che appassiona Renzi. Ma quando punti tutto su un numero, se non vinci, la partita successiva potresti non essere più nelle condizioni di continuare a giocare.

DB