A voler riassumere in poche, telegrafiche parole il senso dei ballottaggi di ieri verrebbe da dire così: il centrodestra dispone di un elettorato, ma non dispone di un progetto di governo.
Infatti conquista municipi, guadagna terreno, rovescia previsioni, se vogliamo risorge dalle sue ceneri e dimostra di sapersi guadagnare la fiducia e il consenso di migliaia e migliaia di elettori. Ma questo avviene nel nel mezzo di una disputa irrisolta e irrisolvibile tra l’ala sovranità di Salvini e Meloni e le pulsioni più moderate dell’ultima edizione del Cav.
Talchè ci troviamo di fronte a un vero e proprio paradosso. Berlusconi sta cercando di tornare in partita capovolgendo lo schema del 94. Allora “sdoganò” la destra, oggi cerca di rimetterla all’angolo. Allora diede battaglia contro gli eredi del Pci, oggi cerca di negoziare con una parte di loro. Allora fu il “nuovo”, oggi si propone come il saggio.
In una parola, allora inventò il centrodestra, oggi studia come archiviarlo.
Il voto di ieri non è la resurrezione del vecchio “polo”. Ne è il superamento. Verso esiti ancora sconosciuti e rispetto ai quali l’elettorato di quella metà campo si farà sentire.

MF