Porta impresse le date di marzo e di giugno l’ultimo incubo della nostra Repubblica. Il 4 marzo per votare. E una domenica di giugno per rivotare a stretto giro, una volta constatata l’impossibilità di costituire una maggioranza parlamentare e un governo degni del nome. E’ accaduto in Spagna, potrebbe accadere da noi.
Personalmente, non prevedo uno scenario così rovinoso. Ma non si sa mai. Quello che invece si sa -o almeno si dovrebbe sapere- è che nessuna combinazione politica può reggere se non c’è un briciolo di intesa sulle regole del gioco. E’ qui che si avvita drammaticamente la spirale negativa della nostra vita pubblica. Non s’è mai più celebrato, dopo la Costituente del 46, un rito comune, unitario, tra le forze che si contendono lo scettro della nostra democrazia. Non si è mai riusciti a tracciare un perimetro condiviso, che potesse arginare e delimitare lo scontro tra gli antagonisti in campo.
Così, la battaglia si svolge in modi distruttivi e insieme del tutto inutili.
Il primo che capirà questa elementare, banale verità farà un servizio al paese. E forse, chissà, anche a se stesso.

MF