Io davvero non so cosa Renzi farà di sé, né cosa il Pd farà di lui. Ogni pronostico è possibile, e ogni pronostico può essere rovesciato. Di questi tempi l’imprevedibile diventa -paradossalmente ma non troppo- l’evento meno improbabile.
Dal punto di vista umano posso adoperare solo parole comprensive, dato che tendo a solidarizzare verso chi si trova in difficoltà. Ma dal punto di vista politico il nodo in cui ci si sta aggrovigliando è quello che avviluppa il destino di un leader e quello di una comunità. E la vecchia regola repubblicana, a differenza di quella monarchica, milita quasi sempre dalla parte della comunità.
Capisco bene che il rinvio delle primarie suona come l’ammissione di una sconfitta. Ma credo che l’insistenza su un calendario così serrato possa trasformare la difficoltà in una disfatta. In questi casi un partito plurale fa valere le regole della collegialità. Sempre che a quelle regole si dia ancora un minimo di credito.
Gira e rigira, il tema è sempre quello. Un partito è il suo leader. Oppure un partito va oltre i suoi leader. Oli olà, direbbe Pietrangelo Buttafuoco. Il Pd si trova ora appunto a quel bivio -Renzi o non Renzi.

MF