Faccio i miei auguri al Pd. Le primarie possono piacere oppure, convincere oppure no, ma sono pur sempre un esercizio di democrazia. E se domenica andranno a votare in molti sarà il segno che da quelle parti c’è ancora un giacimento di militanza e di passione politica che merita apprezzamento. Anche da parte di chi, come me, non fa parte di quella comitiva.
Detto questo, sarebbe forse anche il caso che quella mobilitazione fosse accompagnata da un sentimento meno propagandistico di quello che si sente echeggiare nei corridoi del Nazareno. A suo tempo per Prodi votarono quattro milioni di cittadini. Ora l’asticella è stata prudentemente abbassata a un quarto di quella cifra. Segno che qualche conto non torna.
Si dirà, sempre meglio dei clic a cinque stelle, e anche delle cene ad Arcore. E’ vero. Ma è vero anche che il Pd si rispecchia da molti mesi in una crisi che viene nascosta come polvere sotto il tappeto. E che invece andrebbe riconosciuta ed elaborata con un briciolo di umiltà.
Il trionfalismo non è mai un argomento troppo convincente. Specie quando non sembra esserci nessun trionfo da celebrare.

MF