E’ il terreno del “semi-populismo” quello sul quale si stanno sfidando Berlusconi e Renzi. Un po’ di lotta e un po’ di governo, un po’ di piazza e un po’ di palazzo. Nei giorni pari un appello ai moderati che suona come difesa del sistema e nei giorni dispari un ammiccamento agli arrabbiati che segnala una netta distanza da quello stesso sistema. Metà pancia e metà testa, a giorni alterni.

E’ un gioco che Berlusconi ha imparato a padroneggiare, fin dai suoi esordi. Le sue televisioni schierate nei primi anni novanta con Mani pulite e le liste della Forza Italia delle origini irrobustite con i consigli dei grandi vecchi del pentapartito. Ancora oggi, il Cavaliere appare capace come nessun altro di tenere insieme l’istinto conservatore di una certa Italia d’antan e il ribellismo di chi considera il vecchio establishment alla stregua del proprio nemico.

Peccato che a questo gioco il Pd non sappia proprio giocare. Infatti questo doppio registro richiede capacità funamboliche di cui il suo gruppo dirigente non si rivela capace -sia per i suoi vizi che per le sue virtù.

E allora, davvero suona come un mistero la tenacia con cui vi insiste.

MF