La campagna grillina contro i giornalisti scomodi rischia prima o poi di sortire un effetto: quello di intimidire chi scrive di loro. D’altra parte, l’intenzione è appunto questa, e fa un pò sorridere il campionario di buone intenzioni e nobili propositi con cui si cerca di nasconderla.
Ieri sera, per esempio, mi è capitato di seguire Fontana e Di Battista ospiti di Gruber. Ho ascoltato gli argomenti, ho guardato la postura, ho cercato di decifrare la mimica. Ho tifato per il galantomismo del direttore del Corriere della Sera, lo confesso. Ma ho avuto come l’impressione che l’altro, il giustiziere mediatico, fosse più a suo agio nei panni dell’accusatore. Non vorrei che questo fosse un presagio.
Ho provato ad immaginare un simile “duello” di qualche decennio fa. Che ne so, Scalfari contro Gaspari o Lattanzio. I dirigenti democristiani dell’epoca si sentivano maltrattati dai media, e vivevano inchieste e interviste scomode con un fastidio celato a fatica. Ogni tanto anche loro alzavano la voce. Ma erano in qualche modo rassegnati a non avere il coltello dalla parte del manico. L’ultima parola non era la loro, ed era giusto che fosse così.
Ogni leader politico segue i giornali con un misto di apprensione e delusione. E’ bene che restino tali, quella apprensione e talvolta anche quella delusione. Fa parte dell’equilibrio dei poteri -oggi pericolosamente in bilico.
MF