Come si fa con i populisti ? Li si blandisce sperando di affogarli nell’ipocrisia ? Li si combatte strenuamente rischiando di concedere loro qualche ragione in più ? Li si tratta con malcelata indifferenza ? Ognuno ha le sue ricette, e dalle nostre parti nessuna ricetta sembra funzionare più di tanto. Soprattutto non convince l’idea così diffusa nel Palazzo che si possa giocare all’imitazione del “nemico”, facendo risuonare dalle parti del governo le stesse parole d’ordine con cui la piazza lo contesta e lo dileggia. E’ stata la grande illusione -ed il grande errore- dell’ultimo Renzi.
C’è un modo più serio e convincente di affrontare l’onda anomala della protesta. Ed è il modo che ha scelto Angela Merkel. In estrema sintesi la cancelliera mostra di tener conto del variare delle sensibilità e degli stati d’animo ma senza mai che questa variazione si traduca in un mutamento dei suoi principi fondamentali. Adatta le parole alle circostanze altrui, ma adatta le strategie ai principi che le sono propri. Non deflette dalla sua linea di accoglienza, ma la sa accompagnare con quei minimi, ragionevoli aggiustamenti che di volta in voltall la situazione richiede.
E soprattutto compie questa operazione senza mai deflettere da uno stile sobrio, tenace, misurato, quasi sotto le righe dell’emotività e della concitazione.
Si vedrà nei prossimi mesi se questa linea conserverà il consenso della maggioranza dei suoi elettori. Ma si può ragionevolmente scommettere che la campagna della Merkel si atterrà al copione tenuto fermo in questo periodo di turbolenza che pure ha dovuto attraversare.
E’ una prova di leadership, la sua. Rara di questi tempi. E ancora più rara dalle nostre parti.