Al prossimo vertice europeo si parlerà di un’unione a velo- cità variabile. Così, almeno, dice Angela Merkel. Per l’Europa sarebbe una svolta grandiosa. Naturalmente, dietro quella parola d’ordine, c’è tutto e il suo contrario. Da un lato, la spinta a procedere senza farsi imbrigliare dai veti. Dall’ altro il rischio che si formi un gruppo di testa (il cosiddetto nocciolo duro, o Kerneuropa) che escluda paesi più fragili come il nostro. Tanto più per l’Italia una simile svolta -sia essa un rischio oppure un’opportunità- sarebbe epocale. E forse al governo converrebbe cavalcare l’argomento senza troppe titubanze. Un’unione europea che si rimette in moto non consente al nostro paese di restare fermo, questo è ovvio. E rende d’un tratto molto provinciali le lamentazioni contro l’eurocrazia in cui si sono cimentati di recente alcuni nostri vertici politici. S’intende che cercare di inserirsi nel gruppo di testa e continuare a mugugnare contro le regole di Maastricht sono due cose che fanno a pugni.

MF