La Dc ha governato mezzo secolo perché ha saputo esprimere un progetto di unificazione politica del paese, perché ha guardato con rispetto a quella metà di italiani che le votava contro. Incontrando sul suo camino (quasi) altrettanto rispetto. Renzi fatica a durare più di mille giorni perché, al contrario, divide, dà continuamente fuoco alle polveri e sparge sale su ogni ferita. La irrisione che fa dei suoi avversari (l’accozzaglia del no) è la cifra -divisiva, appunto- della sua politica.
Ora, le riforme istituzionali dovrebbero unire. E invece lacerano. Il paese, il Parlamento, perfino lo stesso Pd. È qui la chiave del loro insuccesso.
Forse è arrivato il momento di dire che la vera sfida non è tra il nuovo e il vecchio. Semmai è tra la coesione e la disunione. Si sta aprendo una partita che non vincerà colui che è più forte. Ma colui, o meglio coloro, che si riveleranno più capaci di guardare al di là della loro fazione.