Esiste un’Italia lontana da Grillo, non convinta del Pd e che non rimpiange Berlusconi.

Davvero vuol tornare in politica, Marco Follini? «Ho fatto per tre anni un viaggio nel fantastico mondo dell’audiovisivo. E poiché a un certo punto della vita è fatale tornare alle proprie consuetudini, riprendo il filo della tessitura politica». Nel giorno in cui Angelino Alfano scioglie la sua creatura Ncd per gettare le fondamenta di una nuova casa dei moderati, l’ex vicepremier che fu anche segretario dell’Udc annuncia il suo ritorno in campo. Dopo la tappa nel Pd lei è stato presidente dei produttori televisivi. Le è venuta voglia di ricandidarsi? «No, rientro senza nessun ruolo e senza nessun incarico. Tantomeno intendo candidarmi. Osservo però che in questo Paese sta spirando un forte vento democristiano, che stanno franando i pilastri su cui si era immaginato di costruire l’ordine politico. Sta finendo il culto della leadership, sta finendo l’ansia della novità». Insomma, ora che torna la «balena bianca» torna anche lei? «II tema all’ordine del giorno è la coesione e poiché l’unico progetto di unificazione del Paese è quello che hanno interpretato i democristiani, se riusciamo a proporci non come i reduci e non solo come gli eredi, forse qualcosa da dire ce l’abbiamo ancora». Con Pier Ferdinando Casini, o con Angelino Allano? «Casini esprime un rassicurante vuoto di pensiero, che non dovrebbe accompagnarsi al pieno della prosopopea. Alfano parlerà oggi e troverei poco diplomatico, essendo il ministro degli Esteri, commentarlo prima di averlo ascoltato. Però inviterei a guardare un po’ più in là». Là dove? Renzi è diventato abbastanza «democristiano» per lei? «I democristiani erano inclusivi e capaci di organizzare delle cuciture, Matteo Renzi mi sembra più portato agli strappi. Forse la radice della sua difficoltà sta proprio qui». Cosa c’è al centro oltre a Renzi, Alfano e a quel che resta dell’Udc? «Esiste un’Italia lontanissima da Grillo, che non è convinta del Pd e non rimpiange certo Berlusconi. Ma questo pezzo di Italia non è fatto di prime donne. Bisogna scavare, guardare un po’ più in profondità e offrire un’occasione a persone inedite, o almeno non troppo consumate». Qualche nome? «Cito a loro insaputa Lillo Firetto, sindaco di Agrigento e amministratore straordinario. Giuseppe De Mita, che è un nipote degno del nome che porta. Gianbattista Groli, il sindaco di Castenedolo che è stato pupillo di Martinazzoli. E come loro ce ne sono mille e mille altri». Torna da talent scout? «Ho più l’ambizione di fare l’allenatore che l’illusione di calciare un rigore».

Monica Guerzoni