Macron merita un applauso. Ha tenuto alta la bandiera dell’europeismo. Ha ridato slancio a un centrismo che era assopito da più di mezzo secolo. Ha frenato (almeno per ora) la spinta verso la Le Pen. Ha ridotto ai minimi termini i partiti del gaullismo e del socialismo francese. Insomma, chapeau -come si dice dalle sue parti.
Finito l’applauso, dovremmo però chiederci perché invece dalle nostri parti il centrismo sia così male in arnese. Perché non sappia assumere una veste nuova. Perché non trovi interpreti che non siano troppo attempati, oppure troppo sbiaditi, oppure troppo discussi. Perché non abbia il coraggio di inventarsi un percorso dotato di un briciolo di originalità.
Insomma, per un verso il successo di Macron ci conforta. E per un altro verso ci rende un po’ malinconici. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno. La sua cavalcata solitaria dimostra che non c’è nulla di scontato. Nè l’avanzata del populismo, né la radicalizzazione tra destra e sinistra. A patto però di riuscire a mettersi davvero “en marche”.

MF