Nel centro di gravità L’ex segretario dell’Udc, Follini, lavora a un nuovo grande centro “attento alla sinistra”. Pisapia? Roma. Fra un mese scade la presidenza di Marco Follini, ex segretario dell’Udc, che dal 2014 guida l’Apt, l’Associazione produttori televisivi. Il richiamo della politica, prima passione di Follini, ora si fa sentire. Da settimane, con l’aiuto essenziale del ritorno al proporzionale, si è tornati a parlare di nuovi schieramenti centristi. Angelino Alfano, leader di Ncd, ha rivolto un appello a Berlusconi affinché i moderati tornino insieme. A Follini l’idea di un nuovo centro non dispiace affatto. “Penso che ci sia un pezzo di opinione pubblica che, per minuscolo che sia, ha ancora a cuore quel che resta del retaggio democristiano che non si è schierato né con il Pd né tantomeno con Berlusconi. Però guardi, io non mi voglio mescolare con sigle e personaggi politici in campo. Certo, da osservatore interessato e con un minimo di esperienza noto che oggi stanno venendo meno i presupposti della cosiddetta seconda Repubblica e il proporzionale aiuta a ricostruire i partiti dotati di una qualche identità. Dunque anche l’identità post-democristiana ha diritto di cittadinanza”. Follini non ha ancora chiaro come nascerà questo eventuale schieramento di centro. Lui ci sta pensando; l’importante però, sottolinea Follini, è “uscire dal pulviscolo delle mille sigle che oggi animano questo confronto il cui interesse presso l’opinione pubblica è pericolosamente vicino allo zero”. Queste forme politiche “non proprio felicissime vanno superate”, dice l’ex segretario dell’Udc. “Intanto però io mi immagino un percorso culturale prima che politico, a partire da una interpretazione del paese e dei cambiamenti che ci sono stati all’indomani del referendum. Penso che ci siamo lasciati alle spalle la fase in cui la politica è solo leadership, e quindi caratterizzazione personale. Il nuovismo, la corsa all’innovazione e al cambiamento, che poi sono state il cuore della stagione renziana, fanno parte di una fase che sta finendo: questo paese ha una forte necessità di coesione e di ricucitura. Io credo che la tradizione democristiana abbia qualcosa da dire, per quanti errori siano stati fatti dalla Dc e dai suoi successori. Per ora però io approfondirei i temi culturali, prima che le forme organizzative e politiche. Recentemente sono stato a Rovigo per una serata su De Gasperi e in Abruzzo a una mostra sulla Dc. Questo per dire che al momento i miei riferimenti con l’attualità sono vaghi”. Abbiamo dunque capito che Follini tra qualche mese tornerà in campo, anche se ancora non è chiaro come. Magari nascerà appunto un grande contenitore-partito di centro, aperto a tutti, che si confronterà anche con la sinistra. A Follini per esempio piacerebbe un’alleanza con Giuliano Pisa-pia e il suo Campo progressista? “In questo sono tradizionalista. La storia italiana è fatta dal centro e dalla sinistra; in molti modi si sono combattuti e qualche volta si sono alleati. Io quindi penso a un centro attento alla sinistra, rispettoso ma distante, che abbia una sua identità e che marchi una differenza. La crisi del Pd, al netto delle sue dispute personali, è anche una disputa che verte sull’identità. Alcuni pensano che queste storie vadano cancellate, altri si stanno rendendo conto che queste storie sono sopravvissute all’esperimento del Pd. In questi 20 anni la colonna sonora della politica italiana è stata la novità, il cambiamento, che però spalanca le porte all’improvvisazione. Portando all’estremo questa spoliazione dell’identità non per caso si arriva a Grillo e al luogo in cui la protesta diventa la mescolanza delle culture politiche o delle inculture più contrastanti. Occorre dunque con molta pazienza riannodare i fili della memoria. Più passa il tempo e più mi rendo conto che la mia formazione democristiana ha un peso nei pensieri che esprimo, e che tende a crescere, non a diminuire. In tempi di storytelling noi democristiani abbiamo il privilegio di poter raccontare una storia degna. Privilegio che non è da tutti. Il merito ovviamente è dei nostri padri, ma quel privilegio arriva fino a noi e non sarebbe giusto sprecarlo. Mi rendo conto che l’identità ha un peso maggiore. Ora, io non sto dicendo che adesso torneremo alla Prima Repubblica e che si metteranno tra parentesi questi anni, che hanno avuto un loro peso; dico però che questo esperimento, nato a partire dal 1994, fondato sulla cancellazione delle identità politiche, non ha avuto successo”.

David Allegranti