Si parla molto, in questi giorni, dello stile mite, morbido e felpato del nuovo premier. Uno stile quasi “democristiano”, secondo alcuni osservatori. Non privo di qualche tratto di mestizia, stando al ritratto malizioso ma non ostile di Marco Damilano (“Paolo il mesto”).
Ora, questa idea che i democristiani coltivassero le buone maniere e non fossero fulmini di decisionismo è diventata quasi un luogo comune. Non sempre così veritiero. C’erano durezze, non solo verbali, in quel lungo e denso tratto di storia. E c’erano decisioni piuttosto strategiche, messe in campo anche quando si trattava di affidare un forte vento contrario. Ma tant’è. Rassegniamoci pure alla vulgata.
Il punto cruciale è che ora il paese ha bisogno di un’opera di ricucitura. E chi saprà dedicarvisi con maggiore tenacia si rivelerà più utile a sé e agli altri. Perfino ai suoi avversari -almeno in prospettiva. Se Gentiloni prenderà questa strada ne avrà merito. Se altri la imboccheranno, tanto meglio. Se ci sarà anche qualche post o neo democristiano a dare una mano a rimuovere le barricate, meglio ancora.
Non sarà un revival della Dc. Sarà solo il tentativo di ripristino di una cultura civile e istituzionale di cui questo paese ha ancora bisogno. Tanto più dopo gli eccessi (contrari) di questi ultimi tempi.
MF