L’ultimo Renzi, quello visto ieri sera, appare un pò meglio del penultimo. Non spetta certo a noi dare pagelle al leader del Pd -peraltro sotto esame primarie. Ma quell’accenno all’idea di togliere di mezzo i capilista bloccati, pronunciato sommessamente per la prima volta, merita un cauto apprezzamento.
   Del resto, se si vuole affrontare la marea montante del grillismo con un minimo di strategia, la restituzione ai cittadini della facoltà di scegliersi i propri parlamentari dovrebbe essere un punto cruciale. Primo, perché così si risana una brutta ferita, quella del Porcellum. Secondo, perché spostare almeno una parte della contesa dalle sigle di partito ai molti volti dei candidati territoriali potrebbe evidenziare una significativa differenza. Quella che corre tra militanti dotati di qualche esperienza da una parte e improvvisati ragazzi del coro dall’altra.
   L’appello delle forze di sistema contro il rischio del salto nel vuoto, secondo me, non funziona. L’opinione pubblica di questi tempi tende a non dare un gran credito agli alfieri dell’ordine politico esistente. Ma se quelle stesse forze per una volta fossero capaci di mettere in campo una vasta schiera di candidati locali, territoriali appunto, muniti di un briciolo di tecnicalità politica ma non proprio consumati dalla propria stessa longevità negli incarichi pubblici, la partita sarebbe forse -forse- meno impervia.
   A patto di poterli votare, s’intende.
MF