L’insistenza di Renzi per le elezioni subito rivela carattere, ma rasenta l’ostinazione. Si comprende il gusto della sfida, e anche l’ansia che tempi lunghi possano compromettere la freschezza, chiamiamola così, della leadership renziana. Ma il fatto di trovarsi in compagnia di Grillo e Salvini dovrebbe consigliare un briciolo di prudenza in più al segretario del Pd. E la macchinosità di un passaggio parlamentare nel quale si dovrebbe sotterrare il proprio stesso governo, costituito da poche settimane, dovrebbe a sua volta indurre a riflessioni meno frettolose e concitate di quelle che vengono fatte trapelare in questi giorni sui notiziari.
Il fatto è che la politica non è mai monocorde, e quasi mai ultimativa. Quando si gioca una sola carta, sempre quella, e non si tenta mai di cambiare lo spartito, è segno che ci si trova in una situazione di una certa criticità. Per l’appunto, Renzi si trova lì. Può insistere nel gridare “al voto a voto” come Cechov invocava “a Mosca a Mosca”. Ma se il voto non gli verrà servito su un piatto d’argento la sua strada si rivelerà ancora più difficoltosa di quanto non immagini.
Dotarsi di un “piano b” rivelerebbe saggezza e costrutto. Chi glielo chiede non sempre è animato da un antirenzismo di maniera. Semmai dal sospetto che il capofila della lotta contro Renzi spesso e volentieri sia lui stesso.

MF