Da quanto si capisce, Renzi dovrebbe riuscire a vincere le primarie del Pd. Per lui, si tratterebbe ovviamente di una buona notizia. Per il Pd, giudicheranno i democratici.
Ad ogni modo, vedremo i numeri, e vedremo quanto saranno convincenti.
Quello che convince meno, però, è quella attitudine di Renzi a ripetere se stesso. Come se, a furia di proclamare il cambiamento altrui, non fosse propenso a cambiare quasi nulla di sé, a dispetto della sconfitta referendaria e delle molte altre difficoltà incontrate in questi anni. Il suo approccio somiglia molto a quello dei nobili francesi rifugiati a Coblenza all’indomani della Rivoluzione. Dignitari dell’ ancien regime che nulla avevano dimenticato e nulla avevano modificato. Quantomeno di se stessi.
Si, certo, ogni tanto Renzi recita la formula magica del “noi” al posto dell'”io”, ogni tanto ammette qualche errore, ogni tanto annuncia nuove svolte. Ma si capisce lontano un miglio che la più autentica interpretazione di sé è quella di sempre. Un eroe della novità che combatte poteri forti e vecchie abitudini. Su quanto sia autentica quella rappresentazione, ognuno di noi s’è fatta un’idea -e la somma delle idee in circolazione non sembra così propizia al vecchio/nuovo leader del Pd.
Peccato. Perché il vero talento di un leader non è quello di collezionare vittorie. Ma di imparare dalle proprie sconfitte. E’ lì che si misura la sua qualità. E forse anche la sua utilità per il proprio paese. In questi anni Renzi è stato, anche con merito, un primattore. Ma se non cambia il suo stesso copione, anche la sua (probabile) vittoria non gli servirà a molto.
MF