Vi mangerei per il gusto di vomitarvi è una frase che nessun politico degno del nome si sarebbe mai sognato di pronunciare. E forse neppure quei politici che solitamente incorrono nella nostra collettiva severità. Non un vecchio notabile democristiano, non un berlusconiano in pieno conflitto di interessi, neppure un seguace leghista accovacciato sul pratone di Pontida. E se invece qualcuno di questi signori se la fosse lasciata scappare, quella frase, l’indomani sarebbe stato duramente rimbrottato.

Solo a Grillo viene consentito (e mai sanzionato) ogni sproposito. Urla, straparla, si contraddice. Ma la chatting class, quel ceto dirigente che si erge a custode della appropriatezza dell’altrui discorso pubblico, non si indigna quasi mai e si guarda bene dall’alzare la voce.

Anche questo è un segno, uno dei tanti, della deriva a cui ci si sta lasciando andare.

In politica le parole sono molto, qualche volta sono tutto. Lasciarle correre così non rivela né cinismo né furbizia. E’ solo il fiato corto di un pezzo di paese che sembra ansioso di inchinarsi ai nuovi potenti. Si ribelleranno al populismo non appena ne misureranno la debolezza. Per il momento, silenzio.

MF