Il mezzo secolo trascorso, proprio oggi, dall’approvazione della legge sul divorzio è stato adeguatamente celebrato. Quella legge, e soprattutto il referendum di tre anni e mezzo dopo, fu effettivamente il punto di svolta della politica italiana. Per la Dc, l’inizio della fine. Per i cattolici, il trionfo della secolarizzazione. Per la Chiesa, una cocente sconfitta civile.

Due decenni prima, in occasione dell’operazione Sturzo, De Gasperi era riuscito a tener fede alle sue ragioni non piegandosi ai voleri politici della Curia di papa Pacelli. La seconda generazione democristiana non ebbe quella forza e dovette inchinarsi ai disegni di papa Montini, che pure tante volte ne aveva difeso le ragioni anche contro le troppe ansie conservatrici dei vescovi italiani. Sono i paradossi della storia.

A cinquanta anni di distanza se ne può trarre una conclusione. Ed è che la politica non dovrebbe mai indossare una corazza troppo spessa che la rende insensibile agli umori della pubblica opinione. Nè, all’opposto, spogliarsi di ogni principio e affidarsi al puro gioco delle circostanze. C’è sempre una via di mezzo da cercare e da percorrere -anche quando la posta in palio è la più alta.

MF