Le campagne elettorali si giocano sul sentimento. Ma l’attività di governo si gioca più che altro sulla ragione, sul raffinarsi di quel sentimento. E invece gli alleati di oggi, come quelli di ieri, immaginano di condurre l’esecutivo sul filo delle finte emozioni che dovrebbero spianare loro la strada verso il mutevole favore dei loro elettori.

Il doppio dibattito di ieri, alla Camera e al Senato, conferma questo vizio della Terza Repubblica, e arriva quasi a contagiare gli eredi delle Repubbliche di prima. Si è vista e sentita da parte un pò di tutti un’attenzione spasmodica al cortile di casa senza che mai uno sguardo, neppure fugace, si affacciasse oltre la nostra frontiera. Laddove per l’appunto avrebbe un senso discutere sull’ormai famoso Mes.

Il premier Conte appariva più che altro preoccupato di Salvini. Il quale Salvini appariva ancora ossessionato dalla crisi dell’agosto scorso. Senza che nessuno dei due cogliesse il nesso tra la loro disputa (di oggi) e la collocazione internazionale (di sempre) del nostro paese.

In questo quadro il corrucciato silenzio di Di Maio appariva addirittura surreale. Forse qualcuno dovrebbe premurarsi di ricordargli che egli è il ministro degli esteri. E’ assai probabile che egli ancora non lo sappia.

Un ministro a sua insaputa è l’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno.

MF