Nella partita tra Salvini e il resto del mondo non si può che tifare per quest’ultimo, è ovvio. Ma la nostra saggezza politica dovrebbe consistere innanzitutto nell’evitare che la partita sia troppo personalizzata e troppo estremizzata. Non perché Salvini non meriti tutta la nostra disapprovazione e all’occorrenza anche tutta la nostra indignazione. Ma perché, a prenderlo di punta in questo modo si finisce quasi per fargli un favore.

Salvini non è il depositario della legge e dell’ordine. Ne è, semmai, una forma di sovversione. Non è il ministro degli interni, dato che lo fa così poco e così male. E’ il leader della Lega. Punto. Ma questo nostro collettivo inneggiare alla disubbidienza, salire sui barconi, scegliere ogni giorno una bandiera da sventolare contro di lui, è esattamente quello che lui va cercando. Uno spettro che Moro chiamava la “radicalizzazione dello scontro politico” e da cui metteva ogni giorno in guardia amici ed avversari.

Contrastiamo il capitano, cerchiamo di avversarlo con un’intelligente strategia politica. “Lui” eccita gli animi in malo modo. “Noi” dovremmo cercare di placarli, per quanto possibile.

MF