L’insofferenza del potere per i giornali e le loro critiche è antica, ricorrente e inesorabile. Ma c’è modo e modo.

Gli antichi democristiani si lamentavano dei giudizi che vedevano stampati su di loro e le loro gesta. Alcuni se la prendevano molto, altri meno. Ma mai nessuno di loro era arrivato ad augurarsi la “morte” dei media ostili. Si sopportavano maldicenze e perfino qualche deformazione delle loro gesta. Si cercava di risalire la corrente delle avversità con la consapevolezza però che quella libertà faceva tutt’uno con la libertà del paese di cui ci si considerava i difensori.

E’ tanto difficile ? Non dovrebbe esserlo. Chi è al potere ha molti modi per farsi conoscere e per richiamare attenzione su di sé. Non occorre arrampicarsi su di un balcone, e tanto meno arringare, minacciare e scagliare maldicenze di ogni tipo. Questa insofferenza del nuovo potere verso i suoi critici è un segno di debolezza, di fragilità. E insieme, rivela tracce di un’insopportabile arroganza.

La fragilità è quella dei loro argomenti. L’arroganza è quella che le persone libere non possono sopportare. Tutto qui.

MF