Sembra quasi che la nemesi democristiana abbia afferrato la coscienza di Berlusconi e ora ne possa guidare i passi. Le obiezioni e le insofferenze del Cav verso Salvini ricordano in effetti analoghe obiezioni e insofferenze di cui a suo tempo si proclamò vittima il Cav. Erano alcuni dei suoi alleati di allora a rammentargli che la moderazione era un valore, che gli avversari non andavano strapazzati, che le istituzioni richiedevano la cura condivisa da parte di tutti e che certe esagerazioni facevano più male che bene anche a lui. Obiezioni che all’epoca l’interessato respingeva non senza una certa dose di insofferenza.

Ora le parti si sono capovolte. O meglio, s’è capovolta la sua. Ora appunto è lui che sparge buonsenso, lui che lamenta gli eccessi sovranisti, lui che vorrebbe dialogare liberandosi dal filo spinato che i suoi alleati hanno frapposto verso il resto del mondo.

Non si può che augurare a questa seconda edizione del Cav di avere successo. Avvisandolo però che, una volta che si decide di incrociare i ferri con i populisti di casa propria, non ci si può fermare a metà. Il Berlusconi di oggi dovrebbe muovere guerra al Berlusconi di ieri. Difficile che lo faccia.

MF