Se un uomo intelligente e avveduto come Goffredo Bettini usa una citazione di Mao per bastonare il suo ex segretario Matteo Renzi, chiamandolo “tigre di carta”, c’è da riflettere. Già, perché l’idea di espungere Iv dalla maggioranza chiamando a raccolta un gruppetto di “responsabili”, eredi postumi delle nobili gesta di Scilipoti, appare in tutta evidenza come un errore politico. Ma il fatto che poi questa idea la si faccia poggiare su una citazione di un dittatore che ha fatto milioni di morti nel suo paese finisce per sommare un errore culturale all’errore politico. Fino a rivelare la singolare difficoltà di cui una parte della sinistra continua ad essere prigioniera rispetto al proprio oscuro passato.

   Sia chiaro, lo stilema dell’anticomunismo quarantottesco non si addice né a Bettini né ai suoi compagni. Ma forse appunto per questo andrebbero trovate citazioni più appropriate. Per Mao la tigre di carta era l’imperialismo americano. Cioè il nostro mondo libero. Che poi non era né una tigre, né di carta. Cosa della quale peraltro tutti noi abbiamo lungamente beneficiato.

   In fondo Bettini ha fatto un complimento a Renzi, e magari i due non se ne sono nemmeno accorti. 

MF