Per chi come me conosce Enrico Letta cera qualcosa di commuovente nelle parole del suo esordio. Niente era detto a caso, per pura circostanza; e dietro ogni argomento si stagliava il profilo di una riflessione densa e anche un posofferta. Dunque, un applauso -e non per modo di dire.

  Ma sarà il cinismo il vero banco di prova del nuovo segretario del Pd. Il cinismo con cui affronterà i capi corrente di casa, come dicono un potutti. Ma soprattutto il cinismo con cui districherà il Pd dallabbraccio ben più cinico e disinvolto con cui il M5S sta stritolando il suo alleato. Sempre che di questo virtuoso cinismo il nuovo segretario sia capace e ne abbia intenzione.

  I grillini guidati ora da Conte non sono i compagni di viaggio ideali per un Pd che voglia riguadagnare una sua centralità. Al contrario, sono la spina nel suo fianco scoperto. Essi sono diventati ormai una singolare combinazione di demagogia e trasformismo che sfida due volte il Pd: in nome della finta ingenuità e della dissimulata malizia. Tocca a Letta, se ne ha voglia e se ci crede, smascherare linganno.

  Avrà bisogno di tutte le buone intenzioni che ha enunciato ieri. Ma soprattutto avrà bisogno di quel crudo realismo di cui i suoi maestri, evocati nella loro nobiltà civile e politica, sono sempre stati capaci.

MF