La sesta stella del movimento cinque stelle dovrebbe essere il governo. Non è detto che quella stella in più se la appuntino sul bavero. Tantomeno che se la siano meritata -sia detto con lealtà da parte di chi, come me, di certo non tifa per loro.
Ma desta curiosità questa loro metamorfosi. Grillo che ammette come sia finita l’epoca del “vaffa”. Di Maio che parla come un notabile. L’euro che non è più un problema. L’Europa che non è più un nemico. E via enumerando, da una conversione all’altra. E’ rimasto solo Di Battista a fare il Che Guevara dei poveri, con le sue patetiche intemerate sotto casa di Renzi e della Boschi.
Che il M5S sia ansioso di entrare nelle stanze del potere (dei bottoni, avrebbe detto il vecchio Nenni) può non piacere ai suoi avversari e a una parte dei suoi primi seguaci. Ma fa parte delle regole, consuetudini e tentazioni della politica, da che mondo e mondo. Personalmente, non mi auguro che entrino in quelle stanze. Ma che ora le guardino con uno spirito diverso fa parte pur sempre dell’evoluzione della nostra democrazia.
Un’evoluzione che, certo, ognuno di noi interpreta a modo suo.

MF