(foto Lapresse)

 

Sala annuncia un nuovo partito, Calenda ci spera, Renzi lo molla, Casini lo ispira. Ma è di questo che il Paese ha bisogno?

La costruzione di un’aggregazione che aiuti il Pd, sempre più in affanno, a rafforzare il fronte anti-populista e del buon senso, è un tema che esiste e va perseguito. Ma l’idea di partorirlo in laboratorio, con una semplice scissione di pezzi di classe dirigente dei democratici, è l’esatta rappresentazione di ciò che non deve avvenire.

Pur comprendendo i desiderata degli attempati ispiratori, che si pongono il tema di una ulteriore permanenza all’interno delle aule parlamentari, non è questo che serve al Paese, non è questa la risposta ad una posizione populista che trova, piaccia o meno, la sua forza nel consenso popolare.

L’alternativa, quindi, deve avere altrettanta capacità di parlare al Paese reale e non al palazzo, deve avere la capacità di selezionare una nuova classe dirigente e non di riproporre vecchi schemi e vecchie facce. Non ci piace la rottamazione, ma consideriamo il ricambio un fatto naturale. Con buona pace di chi ritiene di vivere un’eterna giovinezza.

DB