Arriva Minniti, si apre il confronto. Adesso vero, sembrerebbe di poter dire. L’estenuante dibattito di questi mesi, abbastanza monocorde visto che seriamente in campo c’era solo Zingaretti, lascia il passo ad un avvio di confronto vero, autentico, confidiamo sempre più sui temi che sulle persone. Ed allora il congresso acquisisce un valore ben più significativo, dando finalmente l’idea di una competizione vera, preferibile, di molto, a quei partiti non scalabili guidati da leadership indiscusse (o, meglio, indiscutibili).  Ma, se proprio di persone vogliamo parlare, c’è da segnalare una cosa, a parer mio, di non poco conto. E’ vero che si tratta di categorie superate e che oggi sarebbe sbagliato, ad undici anni esatti dalla nascita del Pd, parlare di precedenti appartenenze. Ma non può non segnalarsi, però, che per la prima volta i principali competitor alla guida del partito provengono ambedue dal mondo della sinistra. Nulla di male, ovviamente. Del resto, almeno per ora, l’appartenenza al Pse fa del Pd un partito in continuità con quella storia. Però è un dato che deve far riflettere, meritevole di attenzione. Se le idee camminano sulle gambe delle persone e la caratterizzazione che ha scelto il Pd è questa, è un atto di chiarezza che non può passare inosservato.

DB