Conte è stato cortese, ieri ad Avellino nel ricordo di Sullo. E anche appropriato. Ma di qui a farne un’icona dello spirito democristiano, ne corre.

Occorre un certo riguardo per la storia. Il premier nasce dalla pancia del grillismo, che non ha molto a che vedere con la lunga stagione della Dc. Appena il giorno prima era stato alla kermesse del M5S, pienamente a suo agio. Ora, è pur vero che noi democristiani siamo sempre stati capaci di rare e fantasiose alchimie politiche. Ma l’idea di mettere insieme il populismo dei pentastellati e l’antipopulismo dello scudo crociato a me continua a sembrare assai bizzarra. E neppure così decorosa, a dirla tutta.

C’è il rischio infatti, imboccando questa strada, di ridurre il retaggio democristiano alla sua caricatura. Come fosse una terra senza regole e senza confini, dove ogni attraversamento diventa possibile perché sulle mappe non c’è più un punto fermo. Mentre a suo tempo di punti fermi ce n’erano un bel po’.

La “democrazia dei cristiani” evocata ieri ad Avellino non passa certo da Conte. Sia detto con il massimo del rispetto. Per il presidente del consiglio. E per tutti noi.

MF