E dunque Conte guiderà il M5S. Il fair play impone di fargli gli auguri, il rigore politico consente di prendersi qualche soddisfazione ai danni di quei giornalisti un posuperficiali e di quei notabili un porincitrulliti che ci hanno lungamente spiegato che lex premier era lincarnazione di un nuovo tipo di democristiano, una sorta di Aldo Moro 2.0.

  Resta però il nodo politico di fondo. Ed esso consiste nel fatto che tra i grillini labbondanza delle linee, delle suggestioni, delle parole dordine -le più diverse e contraddittorie- rende quel partito(chiamiamolo così, senza offesa per nessuno) un luogo che sembra non avere né capo né coda.

  Ma un partito, per lappunto, non è mai solo un luogo. E tantomeno un luogo dove si affollano alla rinfusa gli argomenti più contraddittori. Un partito deve avere un senso, una linea, una direzione. La Dc, per lappunto, teneva insieme interessi diversi perché riconduceva le sue contraddizioni a unidentità -che era quella della dottrina sociale cristiana.

  Il M5S si connota come un partito populista di sinistra, a detta dei convitati di ieri. Può essere una bandiera. Ma quella bandiera reclama qualche gesto di chiarezza in più. Essere populisti, ma anche moderati e liberali (versione Di Maio), ma anche progressisti(libera interpretazione di Zingaretti) ma anche un po’ “democristiani, davvero non si può.  

MF