Prima la chiacchiera sull’eventualità di una “lista Conte” alle prossime elezioni. Poi un cenno da Assisi al fatto che si possa discutere, un giorno o l’altro, di ius soli, prontamente derubricata da Di Maio a “sensibilità” personale. Da ultimo la bacchettata a Salvini sul troppo parlare e sul poco pensare.

E’ evidente che il premier sta cercando di cucirsi addosso i panni di figura politica e non più solo di “avvocato del popolo”, o meglio di notaio del contratto. Come se nel governo si stesse profilando una inedita “triarchia” in luogo del patto stipulato tra i due dioscuri del populismo all’indomani del voto del marzo scorso.

Tutto questo potrebbe perfino portare a una paradossale forma di stabilizzazione di questo quadro politico, reso meno traballante dal fatto di poggiare su tre zampe invece che su due.

Si vedrà. Da parte mia viene solo un sommesso consiglio. Chi organizza una posizione politica avrebbe il dovere di essere meno criptico. Se tutto invece avviene dietro la cortina di segnali di fumo di difficile decifrazione ne risente la limpidezza della politica. Che a me pare appunto oggi assai più opaca e velenosa di quanto non fosse prima.

MF