Caro Domenico,

non ti risponderò con la battuta, un po’ triviale, sul fatto che Conte è pur sempre il vice dei suoi vice. Eppure, politicamente, lo è.

Certo, c’è una differenza estetica. Egli veste meglio di Salvini e parla meglio di Di Maio. Impresa non difficilissima, peraltro. Si può apprezzare in lui il fatto che eviti gli eccessi dell’uno e i difetti dell’altro. E capisco che molti si sentano confortati, alle volte, da queste piccole differenze. E tuttavia, la politica non è l’estetica. Neppure in questa stagione di spettacolarizzazione.

Il premier asseconda le logiche della sua maggioranza, si adegua al primato della narrazione populista, non riesce in alcun modo a segnare una differenza sul fronte delle politiche. Valga per tutto il conto della nostra economia, con numeri che creano angoscia e che non vengono certo dissolti dalle buone maniere con cui si vorrebbero rivestire le scelte più spericolate e irresponsabili di tutti questi mesi.

Sarà pure la ciliegina, il premier. Ma la torta è quella che è. E lui è pur sempre uno degli chef.

MF

 

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