C’è qualcosa di stucchevole in questo continuo andirivieni di Di Maio tra una presa di posizione e il suo contrario. Il corteggiamento di Mattarella, poi la richiesta di impeachment, poi il vino e i taralli. L’arruffianamento di Macron e oggi il sostegno ai “gilet gialli”. Le banche, un giorno vituperate e il giorno dopo salvate. Un continuo dire, disdire e contraddire che ha l’effetto di svalutare innanzitutto le proprie stesse parole.

Oggi sui media tira aria di scandalo per quel pronunciamento così irrituale a favore di una protesta che perfino Salvini (ed è tutto dire) sembra prendere con le molle. Ora, che sia una gaffe dal punto di vista delle relazioni diplomatiche, non c’è dubbio. Che sia una castroneria dal punto di vista politico, quasi altrettanto.

Ma il tema vero è che ormai non si riesce più a prendere minimamente sul serio il parlare a vanvera di questa sedicente classe dirigente. Dovevano essere i custodi della coerenza tra il dire e il fare. Ma in realtà non c’è un briciolo di coerenza tra i loro argomenti del pomeriggio e i loro controargomenti della mattina dopo.

   MF