Non è un caso che noi democristiani, quasi tutti, ci siamo ritrovati sulla trincea del “no” nel referendum di domenica. E’ un no che riflette una antica saggezza politica e finisce per accomunarci a dispetto delle mille divisioni di tutti questi anni. Come un rito che mette insieme correnti diverse nel nome di una tradizione che le attraversa un po’ tutte.

Bisogna trarne però anche una conseguenza. E cioè considerare che non siamo più il “mainstream” della politica italiana. Al contrario siamo diventati una minoranza controversa. La nostra abitudine era di dire “si”, e ora invece ci troviamo al capo opposto, quello della protesta. Una protesta che prende di petto una decisione parlamentare sancita quasi all’unanimità e fatta propria da tutti gli stati maggiori delle forze in campo.

Dunque, il nostro destino è ora quello di essere gente controversa, come non siamo mai stati. E se mai avremo forza politica non dovremo cavalcare l’onda, ma piuttosto cercare di infrangerla. Rinunciando a cercare l’improbabile democristiano in qualche improbabile successore. Il ricordo di una Dc rotonda e compiacente non appartiene a questa stagione. Nè per noi, né per gli altri.

MF