Oggi, cento anni dalla nascita del Ppi, sarebbe il nostro “compleanno”. E infatti ci festeggiamo e ci festeggiano, ed è un tripudio di commenti, consigli, nostalgie, retrospettive, ammirazioni postume e tutto quello che si conviene alla celebrazione di un grande evento politico. Il protagonismo civile dei cattolici, per l’appunto.

Ora, questo clima di “festa” intorno a Sturzo e al suo “appello” è perfino doveroso. Fu una grande intuizione, e l’inizio di una straordinaria avventura politica. Ed è anche gusto darsi da fare perché tutta quella storia e quel pensiero non vengano archiviati. Tanto più alla luce della mestizia, chiamiamola così, dei tempi più recenti.

Occorre però evitare che noi, proprio noi, si finisca per diventare i principali nemici di noi stessi. Evitare caricature, rimpianti, rappresentazioni polverose, malcelate nostalgie. Noi, cattolici impegnati in politica, possiamo avere un futuro solo a patto di non restare troppo aggrappati al passato. Orgogliosi del lavoro straordinario dei nostri padri (e nonni). E consapevoli, però, che quel lavoro non dà luogo a un’eredità. Semmai, a un nuovo impegno.

MF