Dietro il “governo del cambiamento” c’è la forza d’inerzia. Che si sta rivelando una forza poderosa, a tutto vantaggio di partiti e figure che dovevano incarnare una nuova epoca.

Il M5S perde voti a rotta di collo. Dunque, dovrebbe cambiare politica, o almeno rimetterla in discussione. E invece, più le cose vanno male (vedi, da ultimo, la Basilicata) e più si aggrappano al loro governo. Non si azzardano più a uscire sul balcone. In compenso si sono asserragliati dentro il palazzo come nessuno degli antichi notabili si sarebbe mai sognato.

Ma anche Salvini sta lì, immobile, ripetendo ogni giorno che il governo non cambierà. Lo dice perché incassa voti, è ovvio. Lo dice riservandosi domani di trovare un modo per dire il contrario, è possibile. Lo dice maledicendo in cuor suo i compagni di avventura, è probabile. Ma anche per lui muoversi di lì significa rischiare troppo, e il nostro impavido ministro -s’è visto- ama l’azzardo solo quando è su Facebook.

Dunque non è così strampalato pensare che alla fine possano sopravvivere così come sono. Non perché hanno il vento in poppa, tutt’altro. E non perché siano “dorotei”, affatto. Al loro posto infatti l’ultimo dei dorotei si sarebbe già dimesso.

MF