La notizia di oggi è che la crescita è bloccata. In compenso si fanno le nomine alla Rai. Sembra una giornata, l’ennesima, in cui tutto si ripete sempre uguale a se stesso, in una rincorsa all’imitazione di noi e dei nostri ancestrali difetti.

Fa meno notizia, invece, il fatto che il governo stia rallentando il suo passo e finisca per contraddire la sua retorica. Reddito di cittadinanza e riforma pensioni slittano. L’Ilva è sempre lì, tale e quale. Il gasdotto in Puglia si farà. Su Alitalia si cerca di camuffare l’aiuto di Stato. Sulla Tav si cincischia a uso di telecamera. E via dicendo (e negando).

Ora, c’è chi pensa che la maggioranza gialloverde sia un cane che abbaia e non morde, dedicata a una propaganda stucchevole ma non così rovinosa. Io non lo penso. Non fosse altro perché credo che in politica anche le parole abbiano un peso non da poco.

L’idea che il degrado della politica diventi la sua burla gode di un certo credito. Siamo pur sempre il paese del melodramma. Ma io penso invece che siamo a un passo dal dirupo. E se confidiamo nel ravvedimento in corso d’opera di Salvini e Di Maio ci finiremo dentro.

MF